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Lettera di Mountain Wilderness Italia alla Commissione Grandi Rischi


Terni, 27 Gennaio 2017
 
Alla  Commissione Nazionale per la Previsione e Prevenzione dei Grandi Rischi c/o Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Protezione Civile
 

Oggetto: tracciato gasdotto SNAM “Rete Adriatica- Brindisi Minerbio” nelle zone dell’Appennino centrale sismogenetiche di Abruzzo, Lazio, Umbria, Marche.

 
In questo momento di grande dolore e precarietà quotidiana vissuti dalle nostre popolazioni, ci rivolgiamo a questa Commissione per sottoporle una situazione oggettivamente critica che interessa le Regioni di cui in oggetto, contrastata da 13 anni a questa parte dai cittadini riuniti in Comitati ed Associazioni, in merito al progetto “Rete Adriatica” della Snam.

Esso prevede la costruzione di un mega-gasdotto (687 Km di sviluppo), con centrale di compressione e spinta da ubicarsi a Sulmona. Tale opera, essendo stata progettata lungo tutta la dorsale appenninica, attraversa i nostri territori nelle aree a più elevato rischio sismico d’Italia, sovrapponendosi o intersecando le linee di faglie attive.

Superfluo sottolineare che è la stessa dorsale attualmente interessata ad una sequenza sismica senza precedenti per violenza, durata, intensità. Sulla qual cosa il mondo scientifico è unanimamente concorde. Le nostre popolazioni sono drammaticamente certe dell’inopportunità e insensatezza di un’opera che le esporrebbe a ulteriori, inutili ed evitabili rischi, consapevoli del fatto che le finalità della stessa sono esclusivamente di natura commerciale e garanzia di profitti per la società proponente.

Dopo il sisma del 2009 dell’Aquila informammo di tali criticità il Presidente del Consiglio in carica e l’allora capo della Protezione Civile, senza ottenere alcuna risposta.In un tempo geologico ridicolo, sette anni, la nostra terra è tornata a tremare in modo virulento e devastante, come è nella sua natura, distruggendo parte della sua stessa bellezza e della vite che ospitava. Dal 24 agosto ad oggi siamo stati testimoni di eventi eccezionali e inediti: sotto i nostri piedi la terra si è squarciata, persino le nostre montagne non hanno retto all’urto. Il Monte Vettore, il Monte Bove, l’intera area dei Sibillini ha cambiato volto, cicatrici profonde e dislocazioni le caratterizzano oggi.La Vostra stessa Commissione ha recentemente ricordato che “Questi segmenti localizzati rispettivamente sul proseguimento verso Nord e verso Sud della faglia del Monte Vettore-Gorzano e sul sistema di faglie che collega le aree già colpite dagli eventi di L’Aquila del 2009 e di Colfiorito del 1997 rappresentano aree sorgente di possibili futuri terremoti”.

Voragini si sono aperte sul Pian Grande di Castelluccio. Le strade sono solcate da voragini, l’asfalto fuso e affossato, un’area di circa 1100 km2 ha visto cambiare profondamente il proprio assetto idro- geologico con innalzamenti e sprofondamenti di territori.

Queste sono evidenze oggettive ed inconfutabili.

Facciamo presente alla Commissione che, nel valutare l’opera (progetto risalente al 2004), la Commissione Tecnica Nazionale VIA dell’ottobre 2010 prescrisse ulteriori ed approfonditi studi geofisici, sismici e litologici di dettaglio, precisando che sarebbero serviti a “ridurre la vulnerabilità dell’opera”, implicitamente ammettendone la pericolosità permanente e l’impossibilità di evitare totalmente i rischi.Nell’ottobre del 2011 la Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, dopo aver esaminato le osservazioni presentate ed audito sia i rappresentanti istituzionali locali che i comitati ambientalisti, e la stessa Snam con la sua documentazione, ha approvato all’unanimità una risoluzione con la quale “impegna il Governo ad assumere tutte le iniziative di competenza, anche dopo un necessario approfondimento attraverso un tavolo tecnico, ed in accordo con le amministrazioni interessate, per disporre la modifica del tracciato ed escludere la fascia appenninica al fine di evitare, sia gli alti costi ambientali che deriverebbero, sia l'elevato pericolo per la sicurezza dei cittadini dovuto al rischio sismico che metterebbe a dura prova la vulnerabilità del metanodotto”.
A sostegno delle nostre tesi sulla pericolosità dell’opera e dell’oggettivo rischio sismico delle nostre aree, di seguito riportiamo i Comuni attraversati dal tracciato affiancati dal relativo grado di rischio sismico (dati ripresi dal sito della Protezione Civile aggiornati al 2015, al link: www.protezionecivile.gov.it/jcms/it):
Tratto umbro marchigiano:
Foligno/Colfiorito 5,355 km, zona sismica 1 -Cascia 2,805 km, zona sismica 1-Norcia 19,680 km, zona sismica 1-Preci 9,340 km, zona sismica 1-Visso 3,900 km, zona sismica 1-Sellano 3,745 km, zona sismica 1-Nocera Umbra 15,785 km, zona sismica 2 -Gualdo Tadino 14,870 km, zona sismica 2 -Gubbio 30 km, zona sismica 2-Pietralunga 13 km, zona sismica 2-Citta' di Castello 1,310 km, zona sismica 2 -Apecchio 11 km, zona sismica 2
Tratto abruzzese:
-Sulmona 9,035 km, zona sismica 1-Pratola Peligna 1,795 km, zona sismica 1 -Roccacasale 3,150 km, zona sismica 2 -Corfinio 3,335 km, zona sismica 1-Popoli 6,415 km, zona sismica 2 -Collepietro 5,350 km, zona sismica 2 -Navelli 6,080 km, zona sismica 2 -Caporciano 2,200 km, zona sismica 2-S. -Pio delle Camere 2,240 km, zona sismica 2 -Prata d’Ansidonia km 4,555, zona sismica 2-Fagnano alto 1,970 km, zona sismica 2 -Barisiciano 2,870 km, zona sismica 2 -L’Aquila 20,085 km, zona sismica 2-Pizzoli 4,935 km, zona sismica 1-Barete 2,955 km, zona sismica 1-Cagnano Amiterno 4,995 km, zona sismica 1 -Montereale 12,970 km, zona sismica 1
Tratto laziale:
-Cittareale 10,050 km, zona sismica 1
 
Dall’elenco è facile estrapolare gli epicentri della catena di eventi sismici di epoca geologicamente recente (1997, 2009, 2016). Sono quasi tutti ‘1’! Anche se, dalla precedente catalogazione cui facemmo riferimento dopo il sima aquilano del 2009, stessa fonte, ci accorgiamo con stupore che L’Aquila è stata ‘retrocessa’ a ‘zona sismica 2’!
I nostri territori pesantemente colpiti hanno bisogno esclusivamente di essere messi in sicurezza, aiutati ed affiancati nella ricostruzione dallo Stato, non di opere che aumentino i rischi e la precarietà delle vite!Mountain Wilderness Italia sin dall’inizio ha seguito questa vicenda insieme ad altre realtà territoriali (in primissima battuta con il Comitato Norcia per l’ambiente, ottenendo una piccola modifica del tracciato nell’area di Norcia e della Val di Pescia), da 13 anni lotta per affermare che il diritto alla sicurezza e alla sovranità territoriale sia tutelato e garantito dallo Stato: dai vertici alle emanazioni territoriali (come, peraltro, previsto anche dalla Convenzione di Aarhus art.7-8).
Non vogliamo e non possiamo essere rassicurati dalla multinazionale SNAM, non sono loro i nostri interlocutori.
Siamo stanchi e provati da anni di terremoti, lutti, mancate ricostruzioni, dolore e danni enormi alle già precarie economie locali; altrettanto per le passerelle elettorali e strumentali degli stessi soggetti che dovrebbero concretamente evitarci almeno ulteriori carichi di pericolosità e devastazione. Chiediamo pertanto ad un organismo tecnicamente competente in materia quale questa Commissione, alla luce di quanto esposto e di quanto accaduto e tuttora in corso nell’Appennino Centrale, di pronunciarsi in merito alla compatibilità della realizzazione del mega-gasdotto e della centrale di compressione di cui sopra, stante le caratteristiche geomorfologiche e sismogenetiche dei luoghi interessati dal tracciato; se non ritenga, inoltre, che la sismicità caratteristica e conclamata dell’Appennino centrale imponga almeno l’applicazione del principio di precauzionalità, se non l’assoluto diniego a questa infrastruttura che, non essendo neppure ‘giustificabile’ per offrire servizi alla popolazione, ne mette a repentaglio l’incolumità. Ringraziando per l’attenzione, restiamo a disposizione per ogni ulteriore approfondimento, in attesa di un Vostro pronunciamento.
 

il Direttivo nazionale di Mountain Wilderness Italia Onlus

 

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