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La posizione del Comitato Don Chisciotte sull’eolico 

Per la difesa della Valnerina da un’inutile scempio, che ne sarà del “Cuore verde” d’Italia?

Linee generali

 Il Comitato Don Chisciotte (costituito da CAI. Italia Nostra, Mountain Wilderness Italia, Associazione per la difesa dei Monti Martani, Associazione Stefano Zawka, Ekoclub International, con il supporto esterno del WWF e del CPA), è consapevole della necessità di fronteggiare i cambiamenti climatici in atto ed in particolare della necessità di limitare l’immissione di gas serra nell’atmosfera terrestre, ritenendola una delle priorità fondamentali per la difesa globale della natura e della vita sul nostro pianeta.Si è consapevoli che l’eolico, il solare, l’idrogeno e le altre fonti di energia “pulita” ancora in fase di sperimentazione rappresentino senza dubbio un passaggio importante nella direzione di un futuro energetico sostenibile. Tuttavia, va ricordato che un simile cambiamento non è in alcun modo ipotizzabile senza la realizzazione preventiva di un concreto piano di riduzione e razionalizzazione degli sprechi e dei consumi, che interessi enti pubblici, aziende private e singoli cittadini.  Lo sviluppo dell’energia eolica, nello specifico, deve necessariamente conciliarsi con la conservazione della biodiversità, i cui valori sono diffusi nel nostro paese con una concentrazione superiore al resto d’Europa. La mancanza di una politica energetica nazionale e regionale apre le porte a meccanismi di speculazione imprenditoriale locale che poco hanno a che fare con una reale tutela dell’ambiente, lasciando nelle mani delle singole amministrazioni la responsabilità di valutare l’opportunità di un proprio estemporaneo contributo al fabbisogno nazionale.L’elevata remunerazione garantita dal meccanismo d’incentivazione in Italia ha determinato negli ultimi anni una “corsa all’eolico”.Il “boom” dell’eolico, accompagnato dalla constatazione di una sovraremunerazione per effetto degli incentivi, fa nascere il sospetto che dietro la realizzazione di nuovi impianti vi possa essere una scelta “speculativa” più che un reale beneficio per il paese in termini di energia rinnovabile immessa in rete. Va osservato che l’eolico non è l’unica alternativa sostenibile alla produzione energetica tradizionale. In Italia, ad esempio, le installazioni solari (175.000 mq di pannelli) sono ampiamente sottodimensionate e ci pongono in condizione di grandissimo svantaggio rispetto a nazioni europee che pur non godono delle nostre condizioni climatiche (1/7 di quelle austriache, 1/11 di quelle tedesche).  In Italia, il ricorso all’energia eolica sarà in grado di produrre annualmente un risparmio energetico inferiore all’incremento del consumo energetico stesso, mediamente pari all’1,1%.  In tutta questa «esaltazione» dell'eolico si sottovaluta il fatto che la potenza installata è solo nominale e che il rendimento degli aerogeneratori è intorno al 16% dei valori indicati, perché queste apparecchiature non sono in grado di erogare corrente se il vento è o troppo forte o troppo debole, e quindi per non rischiare black out occorre comunque tenere di riserva accese e pronte a partire delle centrali termoelettriche[1]. Questo porta a far sì che per sostituire 1 GW convenzionale occorrano ben 24 GW eolici (24.000 aerogeneratori da 1 MW), con una spesa di 24 miliardi di euro[2].Diversi studi scientifici condotti in Spagna, negli Stati Uiti ed in altre nazioni hanno ampiamente dimostrato, ormai da diversi anni, come le centrali eoliche costituiscano a tutti gli effetti una grave minaccia all’integrità di ecosistemi e paesaggi, comportando, in taluni casi, gravissimi danni al paesaggio e pesanti effetti su popolazioni di uccelli ad alto valore conservazionistico, con drastiche riduzioni di popolazione e compromissione degli habitat.In territorio montano, la realizzazione di impianti eolici anche di piccola dimensione (inferiore a 1 MegaWatt) porta con sé impatti ambientali (infrastrutturazione in quota e di accesso, effetti sull’avifauna e sulla fauna in generale, forte antropizzazione complessiva) e paesaggistici che non posso essere trascurati. In zone montuose la scelta del tipo di turbina (tipo e numero di pale e potenza/dimensioni) o della potenza complessiva della centrale (numero di turbine) può solo in minima parte ridurre gli effetti complessivi di un grave degrado paesaggistico ed ambientale. Si ritiene del tutto incompatibile la realizzazione di impianti eolici di piccole, medie o grandi dimensioni nelle aree appenniniche al di sopra dei 1200 (come da Legge Galasso 8 agosto 1985, n. 431) , nei corridoi migratori, nelle zone immediatamente limitrofe ad aree protetette (con tale termine si intendono tutte le aree protette incluse nella Lista Ufficiale del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e tutte le aree facenti parte della Rete Natura 2000, ovvero i Siti di Interesse Comunitario (SIC - Direttiva Comunitaria 92/43/CE) e le Zone di Protezione Speciale (ZPS - Direttiva Comunitaria 79/409/CE, nonche’ i Parchi Naturali). E comunque e sempre ogni parte di territorio che abbia particolare valore storico, sociale, culturale per la Comunita’ Locale, in zone di particolare pregio paesaggistico o in prossimita’ di centri abitati per l’impatto negativo e destabilizzante che si determina a  livello psicologico per l’inserimento di elementi fortemente estranei al paesaggio abituale sugli abitanti di zone prossime a tali impianti[3]. Il Comitato ritiene che la realizzazione di impianti eolici debba essere esclusa da zone di migrazione di specie veleggiatrici (aquile, avvoltoi, rapaci,…),

 tipicamente valichi e dorsali montane e che debbano altresì essere escluse tutte le aree interessate dalla presenza di specie considerate minacciate secondo i criteri IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura) nella Lista Rossa Nazionale, e delle specie inserite nell'art. 2 della L.N. 157/92, comma b. Si ritiene sostanzialmente non accettabile la realizzazione di impianti eolici di piccole, medie o grandi dimensioni in aree montane di pregio paesaggistico o interesse naturalistico pur non comprese nelle categorie precedentemente elencate; che la realizzazione di impianti eolici debba essere esclusa da tutte le zone sottoposte a tutela paesaggistica con individuazioni specifiche, ai sensi degli articoli 139 e 140 del D.Lgs.490/1999 costituente il T.U. dei Beni CC.AA e da tutte le altre aree sottoposte a vincolo paesaggistico. La cura e la protezione del paesaggio in zone montane è una componente irrinunciabile e di valore socio-economico-culturale certamente paragonabile a quello naturalistico.  Per tutte le altre aree, si ritiene che la realizzazione degli impianti eolici dovrà comunque sempre essere subordinata sia ad una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), che ad una Valutazione Ambientale Strategica (VAS), ed essere preceduta da un’indagine conoscitiva approfondita dei popolamenti animali presenti in loco e nelle vicinanze.

Linee di indirizzo territoriali

 
Nello specifico della Valnerina e del Monte Petano, si ritiene oltremodo oltraggioso e grave (per i motivi sopra esposti), la realizzazione di un Parco eolico con 14 aerogeneratori dell’altezza di 120 mt, in considerazione di alcuni macroelementi: 
-          presenza di grandi rapaci-          corridoio migratorio-          apertura di nuova viabilita’ e/o allargamento di quella gia’ esistente-          esteso fronte di sbancamenti per allacciamento delle pale alla centrale termoelettrica-          impatto visivo e paesaggistico-          impatto sulla popolazione (in particolare di Polino) (effetto Nimby: infrasuoni, intercettazione della luce –ombra intermittente)-          deterrente per lo sviluppo di un economia turistica della zona-          svalutazione dei fabbricati presenti sul territorio-          azzeramento della prospettiva di Sito Unesco-          alto prezzo già pagato dall’Umbria  al fabbisogno energetico nazionale-          assenza di ricaduta territoriale dell’investimento-          alterazione ecosistemica grave-          prossimita’ di aree protette-          impatto sociale, economico, turistico -          ampliamento di viabilità in zone boscate ed aumento di reti elettriche-          nessun rilascio gratuito di energia alle popolazioni locali-          impossibilità di pascolo nel vasto raggio d’azione delle pale per la rumorosità delle stesse
Per tali ragioni proponiamo:
-          rivalutazione turistico ambientale del territorio da attuarsi con la realizzazione di progetti specifici all’interno del POR 2007-2013 della Regione dell’Umbria, soprattutto per i comuni montani più svantaggiati ed isolati-          la costituzione dell’Umbria a bioregione per salvaguardarne complessivamente la vocazione ambientale, spirituale, turistica-          il coinvolgimento delle popolazioni, degli operatori della ricettività turistico-alberghiera, gli operatori degli sport ambientali, le associazioni ambientaliste, nelle scelte strategiche in materia energetica e di modificazione dei territori con infrastrutture ad essi estranee-          la presa in esame del reale fabbisogno energetico di questo territorio ed il prezzo complessivo pagato dalla nostra Regione al fabbisogno nazionale-          la valutazione della possibilità di utilizzo di modelli di sviluppo sostenibile di minor impatto e maggior efficacia rispetto all’eolico prevedendo l’uso del solare e del fotovoltaico -          lo sfruttamento dell’energia turistica propria di questo territorio rilanciando gli sport ambientali, i percorsi dello spirito, la formazione out door-          l’informazione e la diffusione di buone pratiche nella vita quotidiana delle comunità locali-          la formazione di operatori territoriali sugli specifici filoni di attività portanti (ricettività, sport ambientali, ristorazione)-          difesa e tutela del proprio patrimonio culturale, folklorico, ambientale e spirituale (di tutti i Beni Immateriali), anche se la prospettiva Unesco dovesse decadere


[1] . J. Lovelock, La rivolta di Gaia p. 117 e 146 ed. Rizzoli 2006

[2] F. Battaglia, Ruberie eoliche , Il Giornale 06/11/06 p. 1 e 43

[3] Vedi Rapporto Nimby dell’aprile 2005

 

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